Nel nostro tempo, precario in diverse dimensioni, i legami affettivi si esprimono sempre di più in tutta la loro provvisorietà modellandosi sulla base dell’incertezza. A soffrirne sono in particolare le relazioni sentimentali. Questa cifra non passa inosservata a chi quotidianamente opera in campo educativo e nella relazione d’aiuto, rilevando come questa vulnerabilità relazionale sia un’evidenza.
L’amore che si solidifica nel tempo attraverso la conoscenza graduale, la costruzione della fiducia e che si stabilizza come una promessa attraverso una progettualità condivisa, sembra dissolversi in favore di individui sempre più isolati che sostituiscono alla stabilità del legame il godimento narcisistico. Emergono così relazioni fragili, spesso occasionali e basate sull’ebbrezza erotica dell’istante.
È così che l’opera, paziente e impegnativa, di edificazione della relazione retrocede sullo sfondo di una – solo apparente – libertà senza vincoli. L’ingiustificato moralismo del passato, ha lasciato spazio ad un individualismo disimpegnato e immaturo. Il singolo ambisce al proprio godimento sgombrando il campo da qualsiasi istanza possa ostacolare le proprie superficiali pretese.
Il nostro è il tempo delle relazioni “aperte”, della libertà oltre ogni legame. L’amore stabile, percepito come limitazione, apre alla relazione come ad un’avventura, ad un’esperienza con una data di scadenza, più che come una necessità esistenziale. È così che l’aspirazione al “per sempre”, percepita come una catena che impedisce la propria libertà, viene spezzata stralciando ogni residuo del valore chiamato fedeltà. L’amore che si compie e fiorisce nel tempo, viene sostituito dalla pulsione narcisistica. A questo proposito risultano illuminanti le riflessioni del filosofo e psicoanalista Massimo Recalcati, quando scrive: «Il problema è che il nostro tempo non è più in grado di concepire la fedeltà come poesia ed ebrezza, come forza che solleva, come incentivazione, potenziamento e non diminuzione del desiderio. Il nostro tempo non sa né pensare, né vivere l’erotica del legame perché contrappone perversamente l’erotica al legame». Tale ricerca richiama da vicino il perpetuarsi di una navigazione che, non avendo mete oltre al proprio godimento, continua inquieta senza trovare alcun porto stabile, evidenziando il vano tentativo di riempire un abissale vuoto esistenziale. Certamente la fedeltà va rigettata qualora venga interpretata come castrazione del desiderio che anima la vita. Nondimeno, opporre il nuovo allo stesso impedisce di riconoscere il darsi, sempre nuovo e sempre diverso, dello stesso nella sua unicità. Mentre proprio in questo è celata la dimensione erotica della fedeltà.
Il tempo ipermoderno – in cui la fatica e la paura di amarsi e costruire nell’amore e attraverso l’amore prendono il sopravvento – sembra incapace di riconoscere che è proprio l’amore stabile a dare significato a ciò che siamo. In questo orizzonte stiamo smarrendo il significato profondo dell’amore, fatto di desiderio e speranze, di presenza, dedizione e dono.
Mentre l’“amore liquido” – così magistralmente definito da Zigmunt Bauman1 – emerge dal brivido tanto immediato quanto caotico e fugace delle emozioni, i legami stabili affondano le proprie radici nei sentimenti che permangono nel tempo e ad esso sopravvivono. Ma per questo servono educazione affettiva, impegno e volontà di crescere e maturare personalmente con l’altro. L’amore stabile è infatti una conquista quotidiana, un percorso che richiede desiderio, volontà, spirito di sacrificio (sic!). L’amore è la vita che ci sfida, con l’altro e attraverso l’altro, a crescere, a conoscerci nel profondo, a prendere consapevolezza di noi facendo i conti con i nostri limiti, i nostri modelli relazionali disfunzionali, le nostre insicurezze, i nostri timori e al contempo a valorizzare le nostre unicità e le nostre risorse. Per queste motivazioni, l’amore stabile può essere davvero l’attuazione della libertà, poiché consente, nel tempo, di costruire un legame che contempla l’amato nella sua multidimensionalità comprensiva di corpo, mente e spirito. Laddove il dispiegarsi della volontà di godimento accede solo al pian terreno dell’edificio umano, il legame stabile può condurre fino all’incontro con il Tu spirituale dell’amato. L’altro diviene così, per usare le parole di Bowlby, una nuova “base sicura” dove trovare spazio relazionale per un pieno compimento.
Com’è comprensibile l’amore stabile è quindi esigente: chiede impegno, maturazione interiore e ambisce a diventare una priorità. Non per questo è un ostacolo alla nostra realizzazione ma è meta da raggiungere, è valore che dà significato e pienezza alla vita di ciascun singolo e al contempo dei due che, nella paradossalità dell’amore, pur rimanendo individui singoli, divengono unità.
Articolo pubblicato sul settimanale L’Azione in data 16 luglio 2026.