Le cronache del tempo presente raccontano una profonda crisi del mondo adolescenziale e giovanile. Molteplici manifestazioni comportamentali quali ritiro sociale, vandalismo, violenze fisiche e psicologiche, omicidi, autolesionismo e atti suicidari, descrivono una generazione apparentemente già sconfitta a cui sembra preclusa la possibilità di realizzarsi. Al netto di quanto le cronache riportano è necessaria un’analisi delle molteplici cause che stanno all’origine di un così diffuso disagio giovanile, individuando possibili chiavi interpretative di tale malessere.
Anzitutto dobbiamo considerare l’epoca storica nella quale i più giovani si trovano a crescere: crisi economiche e loro conseguenze, tensioni geopolitiche, mutamenti climatici. Un orizzonte incerto, perturbante e privo di prospettive contraddistingue la loro esistenza: il presente è estremante precario, difficile da decifrare e nel futuro non riposano più possibilità ma angoscianti minacce. Tutto questo ha notevoli ricadute psicologiche che immergono i più giovani in stati ansiogeni e profondi vuoto di senso dai quali emergono vissuti come depressione, aggressività e dipendenze. Queste dimensioni affiorano nell’orizzonte del vuoto esistenziale che la società iperconsumistica illude di saziare con la sola soddisfazione dei bisogni materiali, dimenticando che l’essere umano non necessita solo di beni fisici ma anche di un significato per il quale vivere.
Altro aspetto rilevante da considerare in questa sintetica disamina è la drammatica crisi della comunità educante. Di fatto, la vulnerabilità dei più giovani è anche l’espressione di un marcato disorientamento della generazione adulta che ha responsabilità educative. Gli adulti appaiono in crisi di identità rispetto a se stessi – inconsapevoli dell’importanza di prendersi cura di sé dal punto di vista della crescita interiore – e al proprio ruolo educativo. Invero la genitorialità è per lo più sguarnita di competenze educative, di una visione esistenziale e di strumenti personali e valoriali per far fronte alle numerose complessità che l’essere educatori oggi richiede. Questa fragilità si esprime in forme diverse. Fra queste come non ricordare la perdita di autorevolezza. Recuperarla porta con sé il coraggio di educare attraverso il “no” che stabilisce il senso del limite, fondamentale per costruire personalità solide, capaci di accettare le frustrazioni e stabilire confini allenandosi alla vita. A questo si collega la crescente deresponsabilizzazione alla quale i figli, loro malgrado, sono sottoposti da adulti che non comprendono l’importanza di accompagnarli a conoscere se stessi, crescendo e realizzandosi attraverso un significativo senso di responsabilità.
S’aggiunge una genitorialità che, sempre più disorientata e anche per questo poco credibile, s’illude di compensare le proprie carenze comprando oggetti, regalando esperienze, organizzando per i figli feste principesche, prive di senso per individui ancora inconsapevoli di se stessi. Rischio concreto è che si spenga nei bambini il desiderio, motore della vita, che nasce esattamente dalla mancanza che attiva. Procedendo in questo modo si pongono le basi per vite melanconiche, che si raggrumeranno su se stesse senza avere validi motivi per cui fiorire.
Pertanto, si tratta non solo di modificare la narrazione intorno ai più giovani uscendo dalla mera cronaca per addentrarsi nell’approfondimento, ma soprattutto tornare a sostenere fattivamente la genitorialità nel proprio imprescindibile compito educativo. Questo lo si può fare se si risveglia l’indifferibilità dell’educazione che, considerate le numerose sfide del presente, non può più reggersi sull’abitudine o sulla tradizione ma deve rifondarsi su nuove consapevolezze e concrete competenze personali. Questa rinascita esige una nuova alleanza tra educatori e istituzioni, che deve procedere dal rinsaldare l’incrinato rapporto tra famiglie e scuola, per il rinnovarsi di una comunità educante che con continuità e coerenza supporti le famiglie agendo insieme per un unico, nobile, fine: il presente e il futuro delle nuove generazioni.
Articolo pubblicato sul quadrimestrale Insieme con fiducia, ed. n°100 di settembre 2026.